Oggi è apparso su Valtaro.it un interessante argomento dedicato al Parco Nazionale dell'Appennino Tosco Emiliano (Appennino est del parmense), ed è la testimonianza di un sistema turistico che funziona e che produce reddito.
Una scelta, quella del Parco, che non si fece a suo tempo in Valtaro/Valceno, ma di quella scelta scellerata ne stiamo pagando o no le conseguenze?

Risposta di Mr. Illica 11:25 - 10/01/12

Si purtroppo abbiamo perso il treno!!! E chi dobbiamo ringraziare??
Fare nomi delle persone scomparse è inutile, fatto stà che gli oppositori storici non ci sono più ma le conseguenze sono vive.

Risposta di Federico Rolleri 19:18 - 10/01/12

Da illichese, sarei curioso di sapere chi è codesto ignoto mr Illica...

Mi preme sottolineare un paio di cose.

Innanzitutto, non vedo perché un sistema turistico ben fatto debba esser studiato e sviluppato solo in presenza di un'area protetta. Se c'è la volontà, è fattibile ugualmente. E creare rete tra i potenziali soggetti partecipanti non è certo opera titanica...

Poi, in val Taro, grazie all'impegno e all'abnegazione pluriennale di molte persone, l'area protetta c'è, la Riserva Naturale regionale dei Ghirardi. Quanto tempo occorrerà perché, sia dal punto di vista politico che da quello culturale, le venga riconosciuto il dovuto valore, non solo in chiave di tutela ambientale, ma anche come volano per lo sviluppo turistico?

Risposta di Guido Sardella 09:51 - 11/01/12

Il treno si può rincorrerre e prenderlo alla prossima fermata.

Certo, in questi anni si è distrutto il fondovalle fino a Piane di Carniglia, ed ora è partito l'attacco ai crinale con i mulini a vento donchisciotteschi, ma c'è ancora tanto di buono.

Soprattutto ci sono due fattori:

1) Il paesaggio dell'Appennino Ligure-Emiliano (il nostro) è una delle unità di paesaggio di valenza nazionale, ed è fin'ora tutelata e valorizzata dal solo piccolo parco naturale dell'Aveto, mentre avrebbe titolo ad ospitare un Parco nazionale (l'Appennino Tosco-Emiliano di Parchi nazionali ne ha ben due, oltre ad una decina di Parchi regionali)

2) Ci sono moltissimi habitat di interesse prioritario europeo presenti in questo territorio, tra cui due conosciuti a tutti, il castagneto e i pascoli a ginepri, che lasciati a se a se stessi, come avviene attualmente nella maggior parte del territorio, evolvono verso ambienti più naturali ma molto meno ricchi come biodiversità e non più di interesse comunitario, cioè boschi di cerro o faggio. L'unione europea attraverso i fondi LIFE+ finanzia gli interventi di restauro e gestione di questi habitat, senza contare le voci del Piano di Sviluppo Rurale volte a questi interventi, che spesso rimangono in cassa per mancanza di richieste.

E non pensiate che in questo momento di crisi occuparsi di parchi abbia poco senso: l'intero sistema dei Parchi regionali e delle Riserve dell'Emila Romagna costa all'anno come 200 m di costruzione di una nuova autostrada. Avete letto bene, 200 m. Direttori, impiegati, guardiaparco, educatori ambientali, operai forestali ogni anno tra Piacenza e Rimini costano alla collettività quanto un pezzo di autostrada lungo molto meno di via Nazionale a Borgotaro.

Per cui non credo che manchino le risorse, quello che manca davvero è una richiesta dal basso, bypassando politici terrorizzati dalla perdita di consenso in una categoria ormai minoritaria, quella dei cacciatori.

Il nostro territorio avrebbe la certe in regola per la realizzazione di un Parco, mettendo in rete quello che già c'è, e utilizzandolo come base per costruire un sistema capace non solo di attrarre turismo in ogni periodo, come giustamente osserva Mauro Delgrosso nel suo articolo, ma anche per dare visibilità e plusvalore alle produzioni agricole, di allevamento, al fungo e ai prodotti del sottobosco.

Abbiamo una rete di sentieri da trekking invidiabile, l'ippovia, percorsi per mountain bike attrezzati, qualche rifugio sul crinale è presente, il Museo del Seminario con le sale Archeologiche e di Storia Naturale è un Centro Visita dell'ipotetico parco già pronto, e con ampia foresteria. A questo va aggiunto tutto quel che è già stato realizzato nel Parco dell'Aveto, che non è poca cosa e l'eperienza di Varese Ligure nel marketing del biologico. La natura c'è e abbondante, si fa trekking, mountain bike, canoa, arrampicata, se c'è neve si può fare fondo, sci alpinismo e sci alpino con due impianti, ciaspolate... quello che manca veramente è l'unificazione del tutto sotto un marchio di qualità come quello che può dare un Parco.

Però un vincolo il Parco Nazionale lo mette davvero, ed è il divieto di caccia. Scommettiamo che basta questo a tenere sepolta l'idea?

Risposta di Mr Illica 16:59 - 11/01/12

@GuidoSardella dissento sul paradosso da lei citato da ambientalista accanito  "mulini a vento donchisciotteschi", condivido il resto, compresi i cacciatori e le loro fisime.

@FedericoRolleri tu sei tu e io sono io.

 
Risposta di Marco B. 19:33 - 11/01/12

Qui a Bardi sono state fatte le stesse scelte, la stragande maggioranza dei proprietari di terreni ha detto NO al piano SIC, non è successo decenni fa ma lo scorso anno. Come la mettiamo son tutti cacciatori o son solo delle gran teste vuote?

Risposta di Guido Sardella 20:00 - 11/01/12

I SIC non vietano la caccia.

Risposta di Marco B 13:47 - 12/01/12

Grazie ma il concetto non cambia. E' complicato fare passare il messaggio dell'utilità e le istituzioni fanno poco o niente per promuoverlo o tentare di trasmetterlo ai loro cittadini.

 
Risposta di Enrico 21:35 - 13/01/12

Alla gran parte dei cittadini non è stato fatto capire quali sarebbero stati i benefici e alla fine nessuno le vuole veramente

Risposta di Patrizia 07:25 - 14/01/12

Signor Enrico, la gente  ha avuto tante occasioni per capire , pensi  a tutti i servizi televisivi e agli articoli scritti per illustrare le esperienze positive, ad esempio del Parco dell'Abruzzo, tanto per citarne uno. 

 
Risposta di Davide 11:48 - 06/04/12

Non è vero che in un parco non si può cacciare o pescare. Non si può cacciare tutto quello che si vuole e in quantità fuori controllo.

 
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