MONTAGNA, QUALE FUTURO

Il futuro della Montagna è stato nei mesi scorsi argomento frequente di dibattiti tra Istituzioni e personalità politiche parmensi (vedi i consiglieri regionali Villani e Ferrari, l’ex Ministro Fabbri, il Cons. prov.le e Sindaco di Bardi Beppe Conti ed altri).

Del resto la fotografia impietosa che era uscita dalla pubblicazione dei redditi nel parmense testimoniava, senza ombra di dubbio, che la condizione socio-economica dei montanari è veramente di serie B o C, ed è paragonabile a certe aree depresse del Sud Italia.

Noi del Pdl, sul piano politico-istituzionale, abbiamo spesso criticato l’amministrazione degli enti locali, quasi tutti di centrosinistra, a causa della loro incapacità a fronteggiare il problema.

A parer nostro, infatti, non sono emerse efficaci politiche regionali sulla Montagna, e nemmeno si sono percepite forti e concrete iniziative delle comunità Montane e della Provincia tali da contenere lo stato di crisi dei territori montani, da evitare il loro sostanziale abbandono e da invertire il trend negativo in atto.

Però, quando noi l’abbiamo doverosamente denunciato, si sono levate piccate risposte del centrosinistra, tese a difendere lo status quo, per nascondere forse le proprie lacune progettuali e amministrative.

Ora, di fronte all’incalzare dei fatti e di una crisi economico-finanziaria a tutti evidente (non stiamo parlando di quella globale!), di fronte alle poche aziende che soffrono mille difficoltà a sopravvivere, notiamo qualche interessante tentativo di intervenire.

C'è stata l'istituzione in Regione di una Delega per la Montagna e, di recente, la Risoluzione presentata nel Parlamento regionale dal Capogruppo del Pdl, Luigi G. Villani, per impegnare la Giunta ad istituire le Zone Franche Montane, alla stessa stregua delle ZFU già istituite dal Governo nazionale e che in Francia e in Belgio esistono da molti anni, con effetti largamente positivi. E' da ricordare, a questo proposito, che simili orientamenti sono stati votati a maggioranza dal consiglio provinciale di Parma e dal consiglio comunale di Borgotaro, su proposta dei gruppi del Pdl, ottenendo un consenso trasversale. Sullo stesso argomento è noto l'impegno del Sindaco di Bardi, Giuseppe Conti. Per noi del Pdl il rimedio ai mali della montagna deve essere la vitalità del tessuto produttivo.

Se in montagna c'è lavoro, se ci sono le attività economiche, allora i residenti rimangono e si possono salvaguardare i loro necessari servizi. Lo strumento proposto da Villani in Regione, basato su un sistema di vantaggi fiscali, appare quello più efficace per ridare linfa e vigore all'economia delle terre alte.

Ma facevamo prima riferimento anche all'azione del Consigliere regionale Gabriele Ferrari. E' di queste ore la sua proposta del Laboratorio per l'Appennino. Ne abbiamo potuto considerare solo le linee essenziali e, senza entrare nei risvolti specifici di dettaglio, ci sembra un topos interessante di approfondimento, entro cui inserire concreti grimaldelli per poter convogliare le necessarie risorse dalle casse regionali verso l'Emergenza Montagna.

Questa è la sfida che è davanti ai cittadini della Montagna e ai loro amministratori. Hic Rhodus, hic salta! Ed è una sfida che bisogna affrontare anche sul piano istituzionale.

Di fronte alle novità introdotte dalla legge regionale n. 10 del 30 giugno 2008, i comuni montani dovrebbero saper rispondere in positivo e pensarsi come aggregazioni omogenee virtuose, senza più arroccarsi in difesa dell’esistente (vedi le attuali Comunità Montane).

Allora dovrebbero saper valutare e scegliere in quale contesto territoriale omogeneo e ottimale si possano gestire insieme i servizi informatici e anagrafici, gli uffici tecnici e catastali, i Piani strutturali e di sviluppo, i servizi scolastici e quelli di sicurezza, il personale, ecc…

Perché se si è capaci di unificare una serie di funzioni significative per aree omogenee, al fine di renderle più efficaci ed economicamente vantaggiose, solo in questo caso ci si può anche dare un senso progettuale più adeguato alle risorse, alle “vocazioni” e alle prospettive.

Da più parti si sostiene che la Montagna possiede le risorse per farcela, però da tempo (da quando manca la sintesi politica unitaria della DC della Montagna, spesso sostenuta anche dal Psi) non siamo più capaci di accordarci su quali progetti puntare.

Perché non fare un progetto di grande valenza provinciale per sfruttare le risorse naturali energetiche rinnovabili presenti in Montagna? Ci sono poi le idee lanciate di recente per valorizzare il paesaggio e le infrastrutture, al fine di rendere il territorio più competitivo. C’è anche la proposta, avanzata modestamente dal sottoscritto, di progettare e realizzare la biopoli dell’alta Valtaro, tra Bedonia e Borgotaro, con Albareto, Compiano e Tornolo, alla quale potrebbero non essere insensibili anche Bardi, Berceto e Valmozzola: una città della vita in Montagna, con tutte le caratteristiche di una conurbazione moderna ed ecologicamente avanzata.

Ma le idee, si sa, viaggiano sulle gambe degli uomini. E allora occorrerebbe saper uscire dai rigidi schemi partitici, per mettersi in gioco in un circolo virtuoso di uomini “bien-pensants” (forse è lo stesso club degli Amici della Montagna a cui pensa Gabriele Ferrari?) che ancora credono nel futuro della Montagna. Senz’altro ce ne possono essere sia a destra che a sinistra. Ma bisogna fare presto, prima che i “buoi se ne siano tutti, e definitivamente, usciti”.

Rodolfo Marchini, Consigliere comunale di Borgotaro del Pdl

Borgotaro, 28.8.2010

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