Un evento destinato ad assumere rilevanza nazionale, oggi 13 novembre 2010, nasce, a Parma, la Rete Ambiente Parma, una rete di comitati e associazioni di cittadini che si battono per difendere il proprio territorio da uno sfruttamento insensato e indiscriminato delle risorse. Uno sfruttamento guidato solo dall’interesse economico di pochi (che in alcuni casi non esitano anche a manipolare i dati)  a discapito della salute dei cittadini, dell’ambiente e delle risorse di questa nostra terra.

Ambiente. Una parola che è oggi sulla bocca di tutti. Ma nella maggior parte dei casi rimane solo una parola, sintesi di un programma spesso disatteso. Si aggirano leggi, si cambiano commi e postille, si falsano dati, semplicemente per permettere a pochi lo sfruttamento di territori e risorse che invece sono patrimonio della collettività.

E’ per questo che oggi nasce Rete Ambiente Parma, un nuovo corso per il nostro territorio.
Un nuovo corso di cui noi, cittadini, siamo responsabili e costruttori in prima persona. Siamo convinti che sia la strada giusta e che possiamo insieme fare molto di più di quanto da soli abbiamo fatto finora. Si tratta di guardare avanti con fiducia e determinazione. Un gruppo di cittadini motivati è una miscela esplosiva, perché è capace di porre le domande giuste, cercare i dati sensibili e renderli noti al grande pubblico. Capace di smascherare quegli interessi che vengono propagandati come bene per la collettività e che si risolvono invece in un grande guadagno economico per pochi eletti; capace soprattutto di ostacolarli attingendo dalla forza comune di un gruppo ben organizzato.
Vogliamo contrastare le centrali a biomassa sovradimensionate e non sostenibili, gli inceneritori di qualunque dimensione e fonte di alimentazione, lo sfruttamento delle cave ofiolitiche presenti sul territorio della provincia, gli opifici e fabbriche che emettono un forte inquinamento ambientale.
Il nostro territorio è davvero mal ridotto! Ci sono cave dappertutto, centrali a biomasse attive ed in costruzione, inceneritori mascherati e uno nuovo in realizzazione.

In più la natura ci ha regalato una posizione geografica che tende a far ristagnare su di noi tutti i veleni che sputiamo nell’aria e sul terreno. Ci definiscono Food Valley e noi ne siamo orgogliosi e ce ne vantiamo. Ma quanti sono consapevoli dell’avvelenamento silenzioso che la nostra valle sta subendo ormai da troppo tempo? E con essa il cibo, gli animali e le persone che ci vivono.
La rete RAP, che nasce oggi, vuole cambiare le cose.

Vogliamo salvaguardare quello che rimane del nostro territorio e portarlo a nuova vita; una vita in cui le parole Ambiente e rispetto dell’ambiente, non siano contenitori vuoti, ma abbiano il vero significato che gli spetta anche nelle azioni concrete.
La nuove Rete vuole essere propositiva di un modello economico attento all’ambiente e alle persone, per andare nella giusta direzione, quella che porta vantaggio a tutti, ambiente compreso.
Un nuovo indirizzo economico che punti alle fonti rinnovabili vere, il vento, il sole, ma che nella sua progettazione tenga conto del rispetto per le persone, nelle dimensioni degli impianti, nelle distanze corrette dai centri abitati, nel rispetto per lo sguardo e per la salute.
Una economia che se ben costruita genera posti di lavoro, benessere, cultura, un modello sostenibile.
La rete che oggi inizia il suo lavoro intende dire non solo dei no ma anche molti sì, per dimostrare che è possibile una alternativa di gestione del territorio che salvaguardi tutti gli attori.

Comitato Pro ValParma – Corniglio
Comitato “Rubbiano per la vita” – Rubbiano
Comitato “Cave all’amianto no grazie” – Bardi
Circolo Val Baganza – Sala Baganza
Comitato Ecologicamente – Toano
Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma – GCR

Risposta di Fabio Paterniti 13:21 - 14/03/11

Il comitato “Caveallamiantonograzie”

Abbiamo presentato al protocollo del comune di Bardi le Osservazioni al P.A.E.
Il Piano in itinere  prevede la riconferma, anche se con volumi più limitati, di due cave a monte su matrice ofiolitica.
Chi fosse interessato a visionare il documento che argomenta sinteticamente i motivi della ns. opposizione può farlo al seguente indirizzo:
 
http://www.caveallamiantonograzie.info/news/osservazioni-al-pae-e-nta-2011 .
 
Consentitemi una riflessione

Devo costatare con rammarico profondo che ancora oggi su questo tema la comunità Borgotarese non vuole riflettere, e quello delle cave ofiolitiche non è un problema localizzato, non riguarda solo il territorio di Bardi e di Borgotaro circostante alle aree di cava, ma coinvolge tutti i comuni e gli abitanti delle valli del Taro e del Ceno.
Da qualche mese seguo i dibattiti su FORUMVALTARO.IT e ho potuto apprezzare la libertà di pensiero e la preparazione di molti interventi ma sul tema il silenzio continua; ho l’impressione che la vicenda della cava di Roccamurata sia vissuta dalla maggioranza dei borgotaresi come problema locale di pochi cittadini. Una impressione che mi turba parecchio e che vorrei mi venisse confutata.
Di questa problematica mi occupo ormai da due anni e mi sono radicato nella convinzione che nascondere e negare sarà sempre più difficile, e allora Signori miei rinviare ulteriormente una presa di coscienza  collettiva è autolesionismo puro.
 
fabio paterniti

Risposta di fabio paterniti 10:34 - 02/09/11

Il TAR del Piemonte si è ricordato della legge 241\90

http://www.caveallamiantonograzie.info .
 
http://www.reteambienteparma.org/2011/08/voce-ai-cittadini-storica-sentenza-del.html#comments .
 
lavoreremo perchè faccia giurisprudenza anche in Emilia-Romagna

fabio paterniti

Risposta di caveallamiantonograzie 07:54 - 21/12/11

CAVE ALL’AMIANTO?: NO GRAZIE !
Comitato per la cittadinanza attiva
Loc. Zattini 15  -  43032 Bardi

Spett. FORUMVALTARO.IT

La Regione Emilia - Romagna il 30/09/2011 ha reso nota la mappatura aggiornata dei siti contaminati da amianto e in Valtaro – Valceno  ne risultano parecchi. Questa mappatura ha individuato e inserito solo i siti più estesi. Una elementare logica di tutela sanitaria avrebbe voluto che i Sindaci nella loro funzione di autorità sanitaria si fossero fatti parte diligente al fine di completare i rilievi sul territorio finalizzati, quantomeno, ad individuare una priorità di interventi. Questo lavoro consentirebbe di prevenire almeno interventi di emergenza sanitaria che nel prossimo futuro, stante l’attuale disinteresse, si renderanno sempre più frequenti.

Ricordo per inciso che la prima mappatura delle contaminazioni da amianto risale al 2005, che il decreto applicativo sulle metodiche di bonifica è del 1996, che la legge basilare che vieta l’uso dell’ amianto e dei materiali contenenti amianto e  dispone la bonifica dei siti contaminati è del 1992. Dunque da 19 anni tutti gli Amministratori Pubblici sanno.

Parlare più diffusamente sul tema mi imporrebbe di dare testimonianza di quanti  da tempo si battono in tutta Italia perché questo problema rientri nelle priorità assolute della politica e della  amministrazione pubblica.

Al problema dei manufatti in cemento-amianto, nelle nostre valli si aggiunge quello delle cave ofiolitiche che disperdono in ambiente nuove fibre di amianto, un vero tabù che dovrebbe risultare insopportabile per i cittadini più consapevoli e intellettualmente attivi.

Sul tema cave, su  FORUMVALTARO.IT  ho fatto qualche intervento totalmente ignorato. Negli ultimi in ordine di tempo scrivevo:

Devo costatare con rammarico profondo che ancora oggi su questo tema la comunità Borgotarese non vuole riflettere, e quello delle cave ofiolitiche non è un problema localizzato, non riguarda solo il territorio di Bardi e di Borgotaro circostante alle aree di cava, ma coinvolge tutti i comuni e gli abitanti delle valli del Taro e del Ceno.
Da qualche mese seguo i dibattiti su FORUMVALTARO.IT e ho potuto apprezzare la libertà di pensiero e la preparazione di molti interventi ma sul tema il silenzio continua; ho l’impressione che la vicenda della cava di Roccamurata sia vissuta dalla maggioranza dei borgotaresi come problema locale di pochi cittadini. Una impressione che mi turba parecchio e che vorrei mi venisse confutata.
Di questa problematica mi occupo ormai da due anni e mi sono radicato nella convinzione che nascondere e negare sarà sempre più difficile, e allora Signori miei rinviare ulteriormente una presa di coscienza  collettiva è autolesionismo puro.
 
Oggi assistiamo a l’ultimo paradosso di avere dei Piani delle Attività Astrattive, approvati o in itinere, che prevedono il rilascio di nuove concessioni a cavare inerti in siti dichiarati dalla Regione contaminati da amianto, alla faccia della gente della logica; la cava Le Predelle, la cava Groppo di Pietranera, la cava Groppo di Goro, ma non solo, perché come ho già avuto modo di sostenere queste valli sono diventate per volontà di un politica scellerata il più grande polo estrattivo ofiolitico esistente in Italia.

Quanto ancora dobbiamo aspettare per vedere il coraggio civico di portare dentro i Consigli Comunali questo tema? In una recente intervista il presidente della giunta regionale Vasco Errani ebbe a dichiarare che la regione da lui amministrata è l’unica in Italia dove non si apre una cava che il Sindaco non voglia.

Un saluto

Fabio Paterniti

caveallamiantonograzie@gmail.com
 
http://www.caveallamiantonograzie.info .

Risposta di Angelo Rovelli 08:37 - 23/12/11

Fabio non se la prenda. Qui siamo in montagna e l’abitante medio non eccella di sicuro in coraggio, altruismo e sensibilità ambientale. Non si dimentichi inoltre che vige ancora la politica del Medioevo del caporionato per cui in moltissimi tacciono per paura di perdere lavoro o per aiutare il malaffare; Di questo abbiamo avuto un eclatante esempio in questo forum alla voce “Roccamurata”. Unica speranza arriva da Roccamurata-Gorro-Belforte dove la “sommossa” popolare sta trainando un diffuso interesse e coinvolgimento alla lotta contro l’amianto.

Buon Natale con la speranza nei giovani e nel riscatto della montagna

Risposta di S.S. 14:36 - 10/01/12

Lascia perdere il medioevo. Qui abbiamo solo povertà e ignoranza. Ecco i motivi del silenzio.

 

Risposta di Cave all'amianto no grazie ! 12:21 - 25/01/12

Comunicato stampa  20/01/12

Abbiamo letto le dichiarazioni di Giuseppe Conti sindaco, rilasciate al giornale La Gazzetta di Parma, dice Conti:

“I dati escludono un problema di salute della popolazione legato al mesotelioma”.

Una formulazione che escludo possa rintracciarsi nei documenti Arpa, Ausl citati; francamente restiamo increduli, leggeremo. Per quanto concerne il parere favorevole della Comunità Montana posso dire in una battuta che se le valli del Taro e del Ceno sono diventate il polo estrattivo ofiolitico più importante d’Italia è proprio perché i sindaci così vogliono e questo è un aspetto che non potrà essere ignorato in futuro. Ma c’è di più, il sindaco di Bardi nel tentativo di giustificare una scelta  che resta tutta nella sua responsabilità, finge di dimenticare come le nuove fibre di amianto che farà respirare ai cittadini alla ripresa dell’attività estrattiva, saranno la causa di malattie tumorali nei prossimi 15, 20 30, 40 anni; dunque oggi mina la salute delle giovani generazioni e a nulla gli varranno, ai fini della responsabilità individuale e del rimorso, i pareri tranquillizzanti. Attendiamo di poter accedere agli atti per una valutazione completa.
Dopo aver assistito al C.C. ho anche motivo di ritenere che la procedura deliberativa sia viziata da evidenti irregolarità e su questo aspetto formale/sostanziale ci siamo già attivati; infatti il mancato esame in aula delle osservazioni presentate, come ci pare in tutta evidenza, non ha potuto chiarire come alcune di queste osservazioni attengano alle scelte amministrative di completa pertinenza dell’assemblea alla quale, quindi, è stata sottratta una delle sue primarie funzioni. Qualcuno ha forse delegato questa funzione al progettista del Piano? In altre parti delle osservazioni si sollevano perplessità sul ruolo del progettista che sembrerebbe essere anche consulente delle ditte esercenti gli impianti estrattivi. In questo caso il parere di opportunità è stato lasciato in capo al professionista.? I pareri di Arpa Ausl e Comunità Montana non credo possano essere sostitutivi del mancato esame assembleare. In conclusione ai consiglieri è stato chiesto di votare un piano, senza che sia stata data loro la possibilità di entrare nel merito. A questo punto credo si possa dire che la ritualità dell’atto  perde di ogni significato. Secondo noi qualcosa non funziona ! Restiamo comunque in attesa che il garante della regolarità della delibera apponga la sua firma.

Sul fronte Regionale intendiamo muoverci reiterando una richiesta di incontro con il Presidente, sostenuta da quelle forze politiche presenti nell’assemblea regionale che hanno dichiarato di essere favorevoli alla messa al bando delle cave su matrice ofiolitica e comunque di negare il rinnovo alle concessioni nei siti già dichiarati contaminati da amianto tra cui le due cave bardigiane.
Contiamo di richiedere anche un nuovo intervento di ISDE, la prestigiosa associazione che sul tema ha già preso posizione a più riprese e risulta anche tra gli osservanti del PAE di Bardi.

Fabio Paterniti

Risposta di Stefano Sozzi 17:28 - 31/01/12

mi potete dare riferimenti mail o telefonici per contattarvi per eventuale collaborazione sono geometra e tecnico ambientale. Grazie

Risposta di caveallamiantonograzie 21:44 - 31/01/12

Risposta di Cave all'amianto no grazie 18:57 - 03/02/12

Commento all’intervento apparso sul forum Alice il 02/02 e Gazzetta di Parma il 03/02

Scrive il dott. Luigi Giuseppe Villani “Le cave ofiolitiche di Pietranera e di Groppo di Gora in Comune di Bardi (PR) sono in funzione in virtù del nuovo Piano delle Attività Estrattive della Provincia di Parma, approvato nel dicembre 2008.
Per quanto riguarda la cava di Pietranera, il Piano, prevedendone la dismissione entro la fine del decennio, ha assegnato, in accordo con gli amministratori comunali di Bardi allora in carica, un modesto incremento della sua potenzialità estrattiva (50 mila metri cubi in 10 anni).
Alla seduta del Consiglio provinciale del 22 dicembre 2008 in cui venne approvato il nuovo Piano era presente anche Gabriella Meo, allora Assessore provinciale al Turismo e Parchi, e non risulta alcun suo pronunciamento contrario al funzionamento delle cave in questione. Delle due l’una: o Gabriella Meo si lancia oggi, in qualità di Consigliere regionale, in una crociata contro le cave perché colta da amnesia, o, più verosimilmente, perché dal 2009 il Comune di Bardi non è più amministrato dal centro-sinistra. Il Consigliere regionale Meo, pur di attaccare l’Amministrazione comunale di Bardi, fa finta di ignorare, per quanto riguarda la presenza di amianto nelle cave, che dal 2009 sia l’ Arpa della Regione Emilia-Romagna sia l’ Ausl di Parma sia la Provincia di Parma hanno reiteratamente e decisamente escluso, in base alle verifiche analitiche effettuate, livelli di amianto fuori norma e, di conseguenza, rischi per la salute da esposizione alla sostanza.
Si tratta di documenti ufficiali di facile reperimento e consultazione. Nell’ ardore polemico contro l’ Amministrazione comunale di Bardi, la cui strumentalità è di assoluta evidenza, il Consigliere regionale Meo raggiunge vette d’ipocrisia politica, e di autolesionismo, di assoluta rilevanza.”


Caro dott. Luigi Giuseppe Villani, lasciando al Consigliere regionale Gabriella Meo voglia e argomenti per ribattere, io non posso tacere per quanto emerge da questo suo intervento, che definirei agghiacciante per molti aspetti. Per ora gliene indicherò solo due. La sua prima affermazione fa chiaramente capire come il gioco delle convenienze politiche è il filtro delle sue valutazioni, ma quando c’è in gioco la salute della gente questo è intollerabile, tanto più quando viene da un medico. Lei non può non sapere che i primi documenti che sollevano grossi dubbi sull’efficacia dei controlli sono di Arpa regionale, dell’ ormai lontano 2004. Da allora nulla è cambiato in termini normativi, in termini di indagine ambientale, salvo la pubblicazione 30-09-2011 della Mappatura dei siti contaminati da amianto a cura di Arpa Regionale, nella quale compaiono i due siti bardigiani.
Lei ancora ci viene a parlare dei valori di fibre di amianto disperse in ambiente entro i limiti di legge. Vogliamo seriamente ragionare su cosa dicono gli esigui campionamenti effettuati? Ancora difendete l’allegato 4 del D.M. 14 marzo 96? Un allegato che contraddice la legge di cui doveva essere coerente strumento attuativo? Scritto probabilmente all’origine per non funzionare e quindi consentire di continuare a cavare il minerale principale con il quale si produceva l’amianto per uso industriale?
Potremmo continuare per pagine e pagine portando documentazioni scientifiche enormi le quali dicono sostanzialmente tutte la stessa cosa: non esiste una soglia minima al di sotto della quale si possa garantire l’innocuità. Insistere su queste matrici minerali tenere, solo perché hanno un costo di escavazione e frantumazione ridotto, mi scuse se glielo dico brutalmente, mi provoca il voltastomaco. Questa brutta storia, solo una delle tante, che spesso ha visto accumunate la “così detta  destra“ con la “così detta sinistra” è stata smascherata, fatevene una ragione, dite a chi di dovere che il giuoco è finito.
Se poi Lei volesse in maniera meno estemporanea ritornare nel merito noi siamo a completa  disposizione.

Fabio Paterniti

Risposta di Giancarlo Cadei 16:58 - 11/02/12

Un documento nemmeno protocollato dell'ARPA che doveva destare preoccupazione e qualche azione di tipo preventivo per evitare l'uso delle stesse ghiaie. Bardi e il parmense sono pieni di ghiaie di questo tipo, e ogni volta che ci si passa sopra con l'auto si effettua una vera e propria prova di rilascio dell'amianto. Qualcuno si è preoccupato della cosa? Amministratori di Bardi precedenti e attuali, cavatori e simpatizzanti dei cavatori invocano documenti che giustifichino la nostra preoccupazione, ma quando se ne trovano uno in mano, sembra che facciano finta di nulla.
Da: http://www.caveallamiantonograzie.info .

La congiura del silenzio - documenti

Il 27 dicembre 2006 pervenne al sindaco di Bardi l' informativa ARPA avente per oggetto le ghiaie ofiolitiche contaminate da amianto oltre i limiti di legge.
Anche a una lettura veloce, il documento appare importante per i risvolti sanitari, ma è archiviato dall'amministrazione di Bardi senza numero di protocollo.

Continua su <a href="http://www.caveallamiantonograzie.info .

Risposta di Rete Ambiente Parma 17:38 - 08/03/12

CAVE OFIOLITICHE, RISCHIO NEGATO

Le recenti notizie di stampa relative alle dichiarazioni dell’assessore regionale alla sanità Carlo Lusenti ci offrono l’ opportunità di ritornare a riflettere sul significato dei dati forniti, correlati alla questione “ Cave ofiolitiche”

Numeri e percentuali
Premesso che l'epidemiologia è una scienza statistica con finalità di prevenzione e non può essere usata a posteriori per mettere in dubbio realtà scientifiche già accertate, lasciamo agli epidemiologi le analisi e le interpretazioni approfondite dei dati e soffermiamoci soltanto su quella che appare l’ anomalia più evidente ovvero il tasso di incidenza del mesotelioma maligno nel sesso femminile che, sulla base dei dati aggiornati al dicembre 2011, risulterebbe in provincia di Parma pari a 1,9 casi ogni 100.000 residenti e quindi quasi il doppio rispetto alla media regionale pari all’ 1%. Questo dato non è una novità infatti l’anomalia risultava già evidente nel terzo rapporto ReNaM. Sulla base di quei dati, nelle osservazioni al PAE ( protocollo il 12 aprile 2011 ) nel Comune di Bardi, contrarie alla riapertura delle cave ofiolitiche in quanto fonti di disseminazione di nuove fibre di amianto, ISDE Parma affermava:
“Dal Registro Nazionale Mesoteliomi (ReNaM) risulta che a Parma il tasso nel sesso femminile, nell' ambito di una preoccupante tendenza alla crescita dell’ incidenza, sia attualmente il più alto della regione Emilia Romagna.”
E ancora più avanti
- “Sottolineiamo un altro dato: nelle statistiche nazionali i morti per mesotelioma sono più frequenti nei maschi che nelle donne, con un rapporto di tre a uno circa, significativo per esposizione lavorativa ( per la ragione che fra i lavoratori si contano molti più maschi rispetto alle femmine), mentre per i Comuni con cave ofiolitiche questo rapporto è quasi di uno a uno, dato questo da ritenersi indice di esposizione ambientale.”
Dunque se abbiamo ben interpretato il dato, oggi possiamo dire che in provincia di Parma i casi osservati tra le donne sono pari al 90% in più dei casi attesi e quindi interpretiamo questo dato come conferma di una prevista quanto preoccupante tendenza. Una anomalia a cui nessuno ancora oggi ha ritenuto di dover dare una interpretazione seria.

Prescrizioni e deliberazioni
Focalizziamo ora la nostra attenzione sugli eventi locali ricordando ad improvvidi, quanto inadeguati amministratori, che ad ognuno dei soggetti coinvolti nelle determinazioni di rilevanza pubblica compete un ruolo suo proprio e in questa divisione dei compiti non si può chiedere agli organi tecnici di supporto di sostituirsi nel momento decisionale, così come si è maldestramente tentato di fare nel comune di Bardi.
Cerchiamo di spiegarci meglio.
Le attività estrattive su matrice ofiolitica sono normate dall’ allegato 4 del D.M. 14.05.1996. ARPA e Ausl nel rilascio dei propri pareri si dovranno attenere esclusivamente al dettato normativo ovvero verificare, in fase preventiva, la conformità dei progetti alle norme, e, ad attività avviata, il rispetto delle prescrizioni di legge; dunque sulla carta un “parere favorevole” preventivo è praticamente obbligato.
Vediamo allora nei dettagli cosa dicono i documenti.
Arpa :
- Il PAE recepisce correttamente il PIAE 2008
- Si procederà successivamente alla verifica degli obbiettivi di sostenibilità “prefissati/ipotizzati”,… restano da definirsi/concordarsi puntualmente le misure, modalità di controllo …..monitoraggio …. Dati “condivisi e convalidati”… nonché eventuali puntuali prescrizioni formali ed operative…. (premesso questo) si esprime parere favorevole.
Dunque l’organo tecnico di riferimento dice molto chiaramente : il piano è correttamente inserito in quello provinciale; come fare i controlli e dare prescrizioni lo vedremo successivamente.
Cosa ci si poteva aspettare di più di quanto ARPA aveva già detto nel più volte richiamato
“Progetto regionale pietre verdi” del 2005, dove senza giri di parole, inequivocabilmente, così si esprime:
“L’ assenza di risposta alla Regione Emilia-Romagna da parte della Commissione Nazionale Amianto circa l’ applicazione pratica del D.M. 14.05.1996, riferita alla valutazione del rischio attraverso il calcolo dell’ Indice di rilascio (I.r.), lascia purtroppo invariati tutti i dubbi sulla concreta applicabilità del Decreto alle realtà dell’Appennino emiliano, sia rispetto alle “azioni preventive”, sia rispetto alla valutazione del rischio.” ?
Vediamo ora come si pronuncia l’Ausl
Il documento si divide sostanzialmente in due parti. La prima parte è una riassunto storico del lavoro svolto con il richiamo alle norme, leggi, controlli effettuati e disposizioni ecc.
La seconda parte è il lungo elenco prescrittivo a cui viene subordinato il parere favorevole; per i suoi contenuti merita di essere riportato integralmente all’interno del presente testo:
“…… per quanto di competenza dei Servizi PSAL ed Igiene Pubblica si esprime in merito alle cave di materiale ofiolitico denominate “ID1 Il Groppo” e “AC 26 Il Groppo di Gora”
PARERE FAVOREVOLE con le seguenti prescrizioni, formulate anche in accordo con quanto previsto dal DM 14/05/96 e adottato nel PIAE 2008 provinciale, nonché nell’ emananda circolare regionale predisposta per regolamentare l’ attività estrattiva nelle cave ofiolitiche
1 - In funzione della variabilità dei dati di esposizione ottenuti, dovranno essere eseguiti’ campionamenti personali e ambientali periodici, al fine di verificare l’esposizione dei lavoratori a fibre di amianto e individuare, per ogni mansione nella cava in oggetto’ - le misure di prevenzione e protezione specifiche adatte a limitare il rischio legato alla presenza di fibre di amianto;
- l'esatta periodicità dei campionamenti successivi da eseguire secondo quanto previsto nell‘appendice F della Norma UNI EN 689/97, e cioè:
- 64 settimane se la concentrazione di esposizione professionale non supera 1/4 del valore limite.
- 32 settimane se la concentrazione di esposizione professionale supera 1/4 del valore limite ma non supera 1/2 dello stesso.
- 16 settimane se la concentrazione di esposizione professionale supera 1/2 del valore limite ma non supera il valore limite stesso.
Quanto sopra dovrà essere opportunamente registrato e documentato quale aggiornamento del DSS / VDR.
Si prescrive tuttavia che, trattandosi di campionamenti finalizzati a stabilire l'esposizione professionale ad un agente riconosciuto da tempo come cancerogeno, gli stessi vengano comunque eseguiti almeno annualmente, anche qualora la concentrazione di esposizione professionale dovesse risultare inferiore ad 1/10 del valore limite. I risultati del monitoraggio dell'esposizione dovranno essere trasmessi al Servizio P.S.A.L..
2 - Contestualmente ai campionamenti di cui al punto 1, dovranno essere eseguiti campionamenti ambientali nei centri abitati collocati nelle vicinanze delle cave, in posizioni strategiche e rappresentative, possibilmente concordate con e/o il Servizio di Igiene Pubblica, al fine di valutare il corretto mantenimento delle misure di prevenzione e protezione messe in atto dal Titolare di cava per l' abbattimento di polveri e fibre.
3 - a prescindere dagli esiti dei campionamenti suddetti, durante le diverse fasi lavorative (coltivazione della cava, carico e trasporto dei materiale) dovranno essere seguite le indicazioni seguenti:
a). utilizzare acqua per una sistematica bagnatura di piste, piazzali e cumuli di materiale depositato, anche con impianti fissi per la dispersione; dotare le macchine operatrici e i mezzi di cantiere di cabina a protezione del conducente con impianto di condizionamento e filtrazione dell'aria.
b). Dotare le macchine operatrici e i mezzi di cantiere di cabina a protezione del conducente con impianto di condizionamento e filtrazione dell’aria
c). Differenziare, quando possibile, la viabilità per i conferimenti della materia prima da quella per la distribuzione dei prodotti finiti e istituire regole per la circolazione dei mezzi all' interno dell' area, attraverso la predisposizione di opportuna segnaletica (percorsi obbligati e i più brevi possibili);
d). utilizzare mezzi di trasporto con cassone chiuso e telonato per evitare la dispersione delle polveri durante il trasporto del materiale;
e). predisporre un'area attrezzata deputata all‘ idoneo lavaggio delle ruote (e all’ occorrenza di altre parti) dei mezzi di trasporto in uscita dall' area di cava e
4 - infine, si ricorda che allo scopo di ridurre gli impatti negativi sui centri abitati limitrofi alla cava, è buona norma valutare una viabilità alternativa che escluda i centri abitati nelle vicinanze della cava nonché la possibilità di limitare il numero di viaggi degli autocarri.
5 - gli interventi precedentemente indicati dovranno essere opportunamente integrati con le misure organizzative e gestionali contenute nel succitato PIAE provinciale 2008 e nei documento tecnico regionale in corso di emanazione concordato e condiviso dagli stessi organi di vigilanza‘
Specificamcnte per l’ambito estrattivo: denominato "ID 1 - Il Groppo’ il parere favorevole è subordinato anche al rispetto delle seguenti indicazioni aggiuntive;
Come già riportato dall'Azienda USL su un documento trasmesso a codesta Spettabile Amministrazione (prot. n.49716 del 11/06/2010), si propone che il rinnovo dell’ autorizzazione sia subordinato alla realizzazione delle misure di prevenzione già indicate dal Servizio PSAL a seguito di specifico intervento ispettivo e riguardanti:
a). la predisposizione nell'area di cantiere di adeguati locali adibiti a spogliatoio/riposo con particolare attenzione all’ identificazione dei percorso sporco/pulito;
b). la predisposizione di WC con acqua corrente;
c). la predisposizione di cartellonistica adeguata;
d). la predisposizione di provvedimenti atti a impedire/ridurre lo sviluppo e la diffusione di polveri e fibre nell'ambiente, in funzione della loro natura e quantità, con particolare riferimento a:
- “vasca di lavaggio" all' ingresso/uscita della cava per lavaggio ruote degli automezzi. al fine di non inquinare le strade provinciali;
- sistematica e periodica umidificazione del fronte di scavo e delle zone pertinenziali;
- predisposizione di idonea strumentazione (anemometro) atta a rilevare le condizioni metereologiche per le quali va interrotta l'attività di cava;
- evidenziazione delle vie di circolazione degli automezzi che permettano il loro passaggio con facilità e in sicurezza
- aggiornamento del Documento di Salute e Sicurezza (DSS) sulla base degli interventi effettuati, consegnandone copia al Servizio P.S.A.L.
- adeguata formazione e informazione dei lavoratori circa i rischi legati all'attività presso tale cava, le misure di prevenzione da utilizzare e i comportamenti da adottare per contenerli;
Oltre a quanto già prescritto in merito alla periodicità dei campionamenti ambientali e personali nel rispetto dell’appendice F della Norma UNI EN 689/97, il controllo dell'esposizione a fibre di amianto relativo alla mansione “escavatorista”, dovrà con essere ripetuto alla ripresa dell'attività, con trasmissione dei dati al Servizio P.S.A.L, in quanto per tale mansione i campionamenti avevano mostrato il raggiungimento di 1/2 del valore limite di esposizione (soglia di attenzione)
Si rende infine opportuno valutare d’intesa con ARPA un intervento finalizzato al ripristino della delimitazione e alla predisposizione di una durevole protezione dalle intemperie del cumulo di materiale posto sotto sequestro.
Anche per l’ambito estrattivo “Il Groppo di Gora” si formulano le seguenti prcscrizioni aggiuntive relative ad indicazioni già espresse in fase ispettiva
- dovrà essere redatto ed aggiornato in tutte le sue parti il Documento di Salute e Sicurezza di cui all’art. 6 comma 2 e 3 del D. lgs. 624/96 e dovranno essere adottati provvedimenti atti a impedire e ridurre per quanto possibile lo sviluppo e la diffusione di polveri e fibre presenti nell’ ambiente di lavoro, in particolare si deve strutturare per quanto tecnicamente possibile, e mantenere il luogo di lavoro in modo tale che gli addetti siano protetti dagli agenti atmosferici e da agenti esterni pericolosi ( tra cui fibre di amianto). Allo scopo il luogo di lavoro dovrà essere dotato di locali appositamente destinati a spogliatoi, servizi igienici e riposo/riparo facilmente accessibili, arredati, illuminati e dotati di acqua potabile, regolarmente puliti e con temperatura conforme alla destinazione specifica degli stessi.
Dovranno essere mantenuti attivi ed efficaci i necessari provvedimenti adottati in materia di Primo Soccorso tenendo conto delle diverse persone presenti a vario titolo nel luogo di lavoro.”

Ovviamente anche per l’Ausl valgono le considerazioni già espresse per Arpa, ovvero che, trattandosi di attività consentita per legge, il parere favorevole corredato da prescrizioni era atto dovuto. Alla luce di quanto sopra riportato, ed escludendo che i responsabili Ausl siano improvvisamente e collettivamente impazziti, mi sento autorizzato a ripetere agli amministratori comunali che hanno confermato i poli estrattivi ofiolitici di Pietranera e Groppo di Gora quanto già dichiarato a commento dell’adozione del piano “….nessuna prescrizione Arpa, Ausl sarà in grado di eliminare la contaminazione ambientale conseguente alla ripresa delle attività di scavo; dunque oggi, Lei e i consiglieri che hanno votato il piano, minate la salute delle giovani generazioni e a nulla varranno, ai fini delle responsabilità individuali, i pareri di organi tecnici o peggio “politici”, di supporto.


La politica, il grande accusato
E’ dai primi anni 50 che viene accertata la relazione medico-scientifica tra il mesotelioma maligno e l’amianto, ma perché la politica italiana ne prendesse atto sono dovuti passare 40 anni. La legge 257 è del 1992; perché diventi pienamente operativa bisogna attendere altri 4 anni. Quattro anni che per le lobby non sono passati infruttuosamente, infatti con un colpo di mano da manuale, nel D.M. 14 maggio 1996, contravvenendo al principio generale della legge, si consente la prosecuzione dell’escavazione di quelle matrici minerali dalle quali veniva estratto l’amianto. Uno sberleffo che, con il concorso attivo di Comuni, Province e Regioni, ha consentito sino ad oggi, nel silenzio generalizzato, di continuare ad avvelenare cittadini e territorio. Oggi al vecchio insulto si aggiunge quello nuovo del censimento ARPA 30 settembre 2011 che inserisce fra i siti contaminati da amianto naturale le cave ofiolitiche ma ancora una volta i tre livelli decisionali si fanno giuoco del senso comune e della logica, non adottando provvedimenti coerenti con la finalità della legge 257. Ancora in questi giorni, a livello politico assistiamo all’indegno gioco delle “tre carte” che preannuncia nuovi trucchi ovvero nuovi studi, nuove indagini, un congruo numero di anni per accertare quello che è già chiaro da decenni, nuove regole, “controlli ferrei”, nel frattempo è importante che la cave ofiolitiche restino in attività e i cittadini non si allarmino. A Bardi qualcuno sussurra che l’amianto delle cave non è pericoloso e che il solo problema amianto è dato dai tetti in eternit; tragicamente qualcuno ci crede, e poi, diciamola tutta, in fondo 3000 - 4000 morti all’anno non sono dei grandi numeri : è il progresso, Signori!

Fabio Paterniti

Rete Ambiente Parma

 

Risposta di Fabio Paterniti 18:07 - 09/04/12

Cento medici sabato 31 marzo a Parma al convegno ISDE “Inquinamento e salute umana: dalla Genetica all’Epigenetica” hanno appreso con sorpresa, interesse, preoccupazione che uno sciagurato decreto da tempo consente di continuare a cavare e utilizzare la principale roccia madre con contenuto di amianto ( crisotilo) e che in conseguenza si continuano a disperdere nuove fibre di amianto in ambiente nei luoghi di escavazione e utilizzazione.
Molto belle le parole introduttive del Pres. Ordine Medici Parma, Dr. Pierantonio Muzzetto: “...quello che ci richiama e richiede il Codice Deontologico...Noi facciamo Salute, noi difendiamo la Salute, e in questo senso, con questi richiami molto semplici introduco il convegno che ci vede come patrocinatori...ci tenevo ad essere presente...quindi non è una formalità...io vi invito a proseguire con il piglio che avete avuto, con le competenze, con le alte competenze che oggi sono sicuramente presenti..in questa missione che è quella di dare un contributo anche a chi in questo momento non ha le basi per capire, e questo io ritengo essere il vs. compito precipuo: far capire perchè facendo capire si può essere tutti insieme uniti nell’ obiettivo di salvare questo mondo, la ns. società e il ns. ambiente “.

Risposta di Cave all'Amianto No Grazie 09:41 - 16/05/12

Istituto Ramazzini - Bentivoglio 12/05/2012

Oggetto: Incontro delle associazioni Esposti Amianto preparatorio del progetto di Conferenza Nazionale Amianto

Relazione ai convenuti

Se oggi il fronte della battaglia contro l’utilizzazione e la dispersione di nuove fibre di amianto in Italia è ancora aperto, lo dobbiamo ad una norma probabilmente illegittima e anticostituzionale.
Infatti, a nostro giudizio, le prescrizioni contenute nell’ allegato 4 del D.M. 14 maggio 1996 snaturano e contraddicono la legge a cui avrebbero dovuto fornire solo strumenti applicativi. La prosecuzione di attività estrattive su matrici ofiolitiche nelle quali è stata da tempo accertata la presenza di amianto, pone concretamente, al tempo presente, il problema giuridico della legittimità della norma e il problema sanitario della dispersione di nuove fibre di amianto conseguenti l’estrazione, la frantumazione, il trasporto e l’impiego finale. Il censimento Arpa Emilia Romagna del 30 settembre 2011 ha inserito fra i siti contaminati da amianto naturale le cave ofiolitiche, ma ancora una volta i tre livelli decisionali, comune, provincia, regione, negando la logica più elementare, non hanno adottato provvedimenti coerenti, come nel recente caso avvenuto in Provincia di Parma, dove il Comune di Bardi ha riconfermato nel proprio Piano delle Attività Estrattive due siti ufficialmente contaminati.

Noi chiediamo a tutte le associazioni che si battono per la tutela della salute di recepire nelle proprie valutazione e istanze la problematica delle escavazioni e utilizzo di rocce contaminate da amianto in quanto fonte di dispersione in ambiente non confinato di nuove fibre. Di questo aspetto chiediamo che venga ufficialmente investito il Governo, il parlamento italiano e europeo.
Lasciamo al confronto tra epidemiologi la problematica relativa alle metodiche delle elaborazioni dei dati raccolti e alla loro significatività. Noi non ci stancheremo mai di ripetere che l'epidemiologia è una scienza di prevenzione e non può essere usata a posteriori per mettere in dubbio realtà scientifiche incontestabili. Riteniamo quindi logico poter affermare che una volta accertata la dispersione di nuove fibre di amianto l’ assenza di un riscontro epidemiologico dovrebbe essere tema di riflessione per gli addetti ai lavori e non argomento per giustificare la prosecuzione delle escavazioni e utilizzo di rocce contaminate. Noi da cittadini privi di cultura specialistica siamo indotti a pensare che la raccolta del dato statistico subisca le conseguenze di una notevole serie di fattori di confondimento ampliati in particolare dal lungo tempo di latenza del mesotelioma.
Quand’ anche arrivasse l’ evidenza epidemiologica saremmo condannati a prendere una decisione irresponsabilmente tardiva. L’incurabilità del male dovrebbe far ben comprendere che l’unica tutela sanitaria possibile è la prevenzione primaria facilmente attuabile con il divieto di escavazione e utilizzo delle matrici minerali con presenza di amianto e con la sostituzione nell’impiego di rocce indenni, garantendo nell’immediato l’ abbattimento di una importante fonte di contaminazione non solo per i lavoratori del settore ma per la cittadinanza tutta e per un più vasto ambiente.

Fabio Paterniti

Risposta di Cave all'amianto no grazie 19:13 - 17/07/12

Una sentenza da leggere attentamente....e meditare

http://www.giustizia-amministrativa.it/DocumentiGA/Consiglio%20di%20Stato/Sezione%206/2008/200804393/Provvedimenti/201203195_11.XML .

Risposta di Caveallamiantonograzie 10:52 - 03/08/12

Un nuovo libro con nuove conoscenze sull’amianto.
ASBESTO/AMIANTO
IERI-OGGI-DOMANI
viaggio tra verità, ipocrisia, reticenza, dolore.
di Giancarlo Ugazio.
Abbiamo il piacere di segnalare questo libro appena uscito nel mese di luglio 2012, pubblicato da Aracne editrice S.r.l. Ariccia (Rm).
Il dott. Ugazio, “essendo certo che solo la conoscenza può contribuire alla prevenzione primaria dei rischi dell’inquinamento dell’ambiente, quale autore dell’opera, oltre che fondatore e presidente dell’associazione G.Ri.P.P.A. onlus (Gruppo di Ricerca per la Prevenzione della Patologia Ambientale)” si dichiara “ disponibile per svolgere attività divulgativa sui quesiti che i lettori vorranno proporre. Allo scopo di facilitare i contatti tra i lettori e l’autore, a richiesta , possiamo fornire i recapiti:
Riportiamo la prefazione al libro di Michele Michelino e la presentazione dell’autore prof. Giancarlo Ugazio (medico non pentito)
PREFAZIONE
di Michele Michelino,
Presidente del Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio di Sesto San Giovanni (MI)
L’amianto non è un problema del passato, è un problema del presente e del futuro. Con questo libro Giancarlo Ugazio rompe il velo di omertà e di complicità fra industriali e istituzioni compiacenti che tendono a minimizzare i pericoli derivanti dall’amianto e in generale dai cancerogeni.
Attraverso il suo lavoro di ricerca sfata alcuni luoghi comuni, come quello che l’amianto sia pericoloso solo se inalato e che produca solo poche patologie come sostiene l’INAIL che spesso — nel riconoscimento delle malattie professionali—non si distingue molto da un’assicurazione privata.
La sinergia fra le varie sostanze cancerogene è conosciuta da molto tempo, ma la tesi di Giancarlo Ugazio che le fibrille di amianto «possano entrare nell’organismo sia per via inalatoria, sia gastrointestinale, poi, attraverso il circolo ematico, possano localizzarsi in qualunque tessuto» è un’affermazione che rivoluziona le tesi finora circolanti. Secondo l’autore, entrando in circolo le fibrille d’asbesto possono sviluppare la cancerogenesi «non solo a carico delle membrane sierose (pleura e simili) e del polmone, ma anche in: cervello, prostata, ovaio, mammella, colon, esofago». Oppure colpire il sistema nervoso centrale (morbo di Alzheimer, Autismo, Sclerosi Laterale Amiotrofica), e infine i tessuti emolinfopoietici (leucemie e linfogranulomi).
Incontrare medici che trattano la salute degli altri come fosse la propria è sempre più raro, eppure dovrebbe essere la normalità in virtù del giuramento di Ippocrate che ogni medico è chiamato a
rispettare. Un vecchio proverbio popolare, sempre attuale, recita che «prevenire è sempre meglio che curare », ma questo entra sempre più in conflitto con chi specula sulla salute e la vita umana trasformandole in fonte di profitto. Le lobbies economiche da sempre condizionano la ricerca, la politica e
le istituzioni finanziando singoli politici e partiti che sostengono leggi e normative funzionali ai loro interessi. Chi non si piega e li ostacola viene denigrato, sbeffeggiato e messo ai margini della società,
impossibilitato a fare carriera. La società capitalista ha trasformato gli esseri umani in merce forza–lavoro, e per l’industria farmaceutica il lavoratore, il cittadino, non è altro che fonte di profitto dimenticando
invece che prima di tutto questi sono esseri umani, (uomo, donna, bambino o anziano).
Anche dal punto di vista legislativo, sul fronte della prevenzione e risarcitorio, c’è ancora molto da fare. Le leggi dovrebbero servire a prevenire gli “incidenti” e le malattie con sanzioni adeguate, dissuasive.
Ma questo non succede, perché non è interesse della società del profitto punire i colpevoli di quello che è considerato un peccato veniale.
Le leggi supreme del mercato guidano gli stati e l’economia con conseguenze disastrose sulla popolazione. In questa società gli esseri umani sono trattati come merce, come cose e la natura è ridotta a qualcosa da saccheggiare selvaggiamente; da qui la causa delle “catastrofi naturali”, che di naturale non hanno niente.
Una società come quella italiana che ha il suo fondamento nella Costituzione repubblicana, che all’art. 32 recita: «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività», arrivando a dichiarare che la stessa iniziativa private — pur essendo libera — «Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla
dignità umana » (art. 41 II comma cost.) richiederebbe delle leggi, un sistema sociale e una medicina veramente al servizio degli esseri umani per prevenire. Non si può subordinare la salute e la vita umana
alla logica del profitto, ai costi economici aziendali o ai bilanci dello stato.
Come sostiene Giancarlo Ugazio, e noi lavoratori e cittadini lo abbiamo provato sulla nostra pelle, i limiti legali imposti per legge alle sostanze cancerogene non danno garanzia di tutela della salute.
La salute è continuamente esposta a rischi da chi ha interesse prima a farci ammalare per poi guadagnare curandoci. È inaccettabile che in questa società si continui a morire di lavoro e per il lavoro, per inquinamento ambientale, e che l’unico diritto riconosciuto alle vittime sia quello di ricorrere ai tribunali per cercare di avere una giustizia che non arriva mai e che, anche nei pochi casi in cui arriva, è tardiva e non va oltre il risarcimento economico.
In una società civile la difesa della salute e della vita umana viene prima di tutto. Occorre battersi affinché anche nella legislazione gli omicidi sul lavoro e di lavoro (malattie professionali) e i crimini ambientali siano equiparati o considerati crimini contro l’umanità. In sintonia con Giancarlo Ugazio, anche per noi la prevenzione primaria è la cosa più importante. Per questo quando ci presentiamo parte civile nei processi penali, lo facciamo perché vogliamo giustizia. Anche se è giusto che i famigliari dei morti e le parti offese chiedano e rivendichino anche un risarcimento economico, noi non vogliamo monetizzare né la morte né la salute. Per questo il nostro Comitato ha deciso che, nei processi in cui ci presentiamo parte civile, proprio
perché non siamo in vendita, di chiedere UN euro di risarcimento, lasciando al giudice la possibilità di stabilire eventualmente una cifra che copra le spese. Questo ci permette di essere presenti in tutte le fasi del processo, facendo pesare la presenza dei lavoratori e delle vittime che come l’esperienza ci dimostra è molto importante.
Giancarlo Ugazio, medico “non pentito” e scienziato “non in vendita”, dal 2011 “socio onorario” del nostro Comitato di Sesto San Giovanni, con le sue ricerche e i suoi libri s’inserisce nella scia di chi usa le sue conoscenze al servizio di chi ne ha bisogno: gli esseri umani.
Come il dott. Giulio Maccacaro, e il prof. Lorenzo Tomatis, Direttore per dieci anni dell’Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro (IARC), Giancarlo Ugazio ha dato una base scientifica a ciò che noi lavoratori avevamo appreso nella pratica lavorativa di anni a contatto con le sostanze cancerogene, cioè « che non esiste per gli agenti tossici cancerogeni, teratogeni e mutageni alcun valore limite (MAC o TLV) al di sotto del quale la salute degli esposti possa essere salvaguardata ». Da questo deriva la necessità di battersi per la prevenzione primaria, rivendicando per davvero il “rischio zero” per chi viene a contatto o lavora con sostanze cancerogene. Questo libro — scritto da chi ha messo il suo sapere al servizio degli altri — è un’arma in più nelle mani di chi lotta per la difesa della salute e della vita umana, gliene siamo grati.

INTRODUZIONE
di Giancarlo Ugazio
L’uso dell’asbesto (amianto) fu uno dei costumi dell’uomo dagli albori delle civiltà di quei popoli che avevano la ventura di abitare zone che erano sede di giacimenti del minerale o prossime a essi. È verosimile immaginare che a questa pratica d’uso si accompagnassero inevitabilmente le ricadute sulla salute, sia per l’attesa di vita, sia per la qualità della vita dei nostri antenati, sia ancora sulla densità delle popolazioni di quei tempi. Nell’età moderna, per certo, le conseguenze dell’uso di questo magico–pestifero minerale a carico dell’umanità si sono adeguate all’entità delle esposizioni, vale a dire alla diffusione del materiale, in quei tre momenti che costituiscono la filiera dei suoi rapporti con l’essere umano: la produzione, l’impiego, e lo smaltimento del materiale di risulta, come sempre. Nel tempo, questa filiera, sempre più estesa, ha fatto sì che l’asbesto, da risorsa, divenisse problema, un problema grave per la salute della collettività, di oggi e di domani.
Il presente lavoro inizia elencando i misfatti operati dall’asbesto, redatta originariamente da Rom, e integrata dall’autore sia con una serie d’immagini esplicative, sia con la descrizione di alcune forme di tumori maligni provocati dall’asbesto in tessuti diversi dalla pleura e dalle sierose affini, oltre che di tecniche moderne che permettono il conteggio delle fibre localizzate nei tessuti e la loro speciazione
molecolare (cap. I–III).
Questi dati di fatto sono reperibili da anni per tutti quelli che volessero consultare la bibliografia biomedica invece di appellarsi alla pietà del prossimo per raccogliere finanziamenti a supporto di una ricerca scientifica “nuova” che corre il rischio di ripetere, magari in peggio, il già noto. Non è escluso poi che tale impresa riesca solo a soddisfare lo spirito narcisistico di scienziati “teste d’uovo”. Per inciso, sulla “impietà” delle pubbliche istituzioni che non sono nemmeno capaci di trattenere la “fuga dei cervelli”, con i tagli delle spese che sono divenuti ora di moda, è inutile farsi illusioni.
La trattazione continua illustrando i meccanismi d’azione biochimici della cancerogenesi da asbesto, secondo Voytek et al. (cap. IV). In seguito s’inoltra nella palude Stigia dei comportamenti disonesti di un nefasto e immondo combino tra imprenditori cinici da un lato e sanitari altrettanto disonesti dall’altro, così ben descritta da Abrams, secondo il quale pende il quesito su quante vite umane sarebbero state salvate, strappate alla morte da asbesto, se le conoscenze scientifiche su di essa, risalenti agli anni 1930, non fossero state pubblicate con tanto ritardo e previa censura. Solo dopo mezzo secolo, si giunse agli anni 1990 quando il legislatore italiano ed europeo si decise a mettere fuori legge l’estrazione, la lavorazione del minerale nocivo, e lo smercio dei manufatti contenenti l’asbesto (cap. V).
Il lavoro prosegue in modo piuttosto consolante, perché lascia aperto uno spiraglio sulla possibilità che l’asbesto, grave problema attuale, in un prossimo futuro possa ritornare a essere risorsa, sotto altre vesti da quelle che la natura gli ha attribuito. È presentato un processo tecnologico innovativo e geniale, inventato e brevettato per il nostro paese e per l’Ue da uno scienziato dell’Università di Modena
(Alessandro Gualtieri) mediante il quale è possibile inertizzare le fibrille cancerogene, col riscaldamento a 1600°C, trasformandole in un derivato vetroso omogeneo e innocuo, riciclabile come materia prima seconda per molte applicazioni pratiche (cap. VI).
Il VII capitolo riferisce e illustra alcuni esempi evidenti per cui si può immaginare che i rischi da asbesto sono destinati a durare ancora per lungo tempo. Tale previsione non scaturisce da pessimismo puro, ma dalla constatazione dei gravi errori prodotti dalla nefasta combinazione dell’ignoranza con lo smaccato diffuso conflitto d’interessi che rema contro la tutela della qualità dell’ambiente e della salute della collettività. Questi dati scientifici sono stati presentati dall’autore al 27° Simposio I.C.A.E.T. del 21–24 ottobre 2011 alla Columbia University di New York.
Il VIII–XI capitolo riferiscono i risultati delle ricerche, innovative e rivoluzionarie, del gruppo di ricerca I.C.A.E.T. che è stato fondato da Yoshiaki Omura, e che da molti anni lavora alla Columbia University di
New York. Essi derivano da pratiche diagnostiche non invasive alle quali fanno seguito efficaci trattamenti terapeutici che s’ispirano soprattutto all’antica saggezza popolare estremo–orientale. In pratica, questo gruppo di lavoro configura un circolo virtuoso nell’attività diagnostica, terapeutica, preventiva, poiché sa coniugare bene la scienza biomedica con la coscienza, senza aver bisogno di appellarsi pro–forma ai principi del giuramento di Ippocrate. Le Appendici riportano, tra l’altro, un sogno di vecchia data dell’autore che, nonostante le tante frustrazioni del suo passato accademico, ancora una volta, offre tutta la sua disponibilità per catalizzare una collaborazione interdisciplinare rivolta al miglioramento della tutela della salute pubblica che passi attraverso l’abbattimento “vero” del problema asbesto, cioè: “rischio zero” per il
futuro e inertizzazione sensata dell’esistente. L’autore non s’illude di poter annullare i colossali interessi che sono in conflitto con la salute, però, attraverso la diffusione della consapevolezza, con l’informazione, sogna di poter togliere la parola DOMANI dal titolo di questo libro.

 
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