Uccisi due volte

Abdul Lateef aveva già mangiato era il 23 Gennaio del 1991, compiva 9 anni quel giorno. Era felice Adbul Lateef perché aveva ricevuto dal papà uno splendido regalo, una bicicletta. Era si usata ma per lui era stupenda, la cosa più bella che gli potesse capitare. Quella sera in famiglia ci fu una festa. La mamma gli permise di stare un po’ più alzato ritardando l’ora della nanna. Non riusciva a stare fermo per l’eccitazione. Non vedeva l’ora che arrivasse il giorno dopo perché così avrebbe potuto provare la bicicletta. La mamma è il papà a loro volta erano emozionati, vedere il loro unico figlio così contento per il loro regalo. Era costato caro. Amjad era un bravo padre. Lavorava tanto e anche se non guadagnava molto era felice d’avere una famiglia e un figlio, Abdul Lateef che lo riempiva di gioia.

Alle 22.00 andarono a letto. Permisero a Adbul Lateef di portare la bicicletta in camera. Ci mise un po’ ad addormentarsi ma piano piano si assopì, sognando il giorno dopo.

Un sibilo infernale lo svegliò, all’improvviso l’inferno, il mondo gli cadeva adosso e non capiva. Subito non si accorse del dolore, non lo sentì, era piccolo Abdul Lateef, 9 anni. Pianse, non poteva far altro, le sue gambe non c’erano più. Le gambe che avrebbero dovuto spingere i pedali della bicicletta erano state completamente staccate dal corpo da un trave del soffitto. Urlava. La mamma non lo sentiva. Era morta sul colpo. L’intera parete della casa era caduta sul loro letto. Solo Amjad era ancora vivo, per poco. In quel poco tempo sentiva suo figlio urlare ma non poteva muoversi, il suo corpo era schiacciato dalla parete, la moglie di fianco a lui, le urla di Adbul Lateef lo straziavano, non sentiva il suo dolore ma quel di suo figlio. Di quel bambino che il giorno dopo avrebbe voluto andare in bicicletta ma che non ci andò mai perché qualcuno aveva deciso che con una risoluzione dell’ONU si poteva uccidere Abdul Lateef, suo papà e sua mamma.

Sono passati tanti anni, 20 ormai. La bicicletta Amir e suo fratello Akran l’avevano già. La loro famiglia era più ricca di quella di Amjad, il papà lavorava nelle perforazioni petrolifere, era un tecnico stimato. La mamma Asiya curava la casa. Amava la sua famiglia, suo marito e i suoi due figli. L’agiatezza gli aveva permesso di prendere una bella casa vicino a Tripoli. I bambini avevano una cameretta ognuno. Amir ormai quindicenne aveva quella più grande, Akran di 8 anni la più piccola. Tutte e due ordinate, colorate, piene di giochi come piacciono ai bambini. Sabato 26 Marzo alle 21.00 erano a tavola. Il papà raccontava la sua giornata e poi come sempre sarebbe stato il turno della mamma e dei due figli. Avevano tanti progetti Asiya e suo marito Imad. Il loro sogno era poter portare i loro figli in Europa, un giro di 15 giorni per vedere il mondo che non conoscevano. I biglietti erano sul mobile nella sala. Il 4 Aprile sarebbero partiti, prima tappa Parigi. Non ci andranno mai. Una bomba squarciò la loro casa, squarciò i loro corpi, quelli della mamma, del papà e dei due bambini. L’agonia fu lunga, atroce. Morirono lentamente. L’ultimo fu Amir. Il suo cuore resistette per 2 ore prima di spegnersi. Gli rimase il tempo di vedere i corpi mutilati della madre e del fratello. Il tempo di vedere il loro sangue sgorgare e riempire i loro occhi, i loro visi, i loro... sogni. Morì alle 23.15 di sabato scorso. A Parigi non sarebbe mai andato con la sua famiglia perché una risoluzione dell’ONU aveva sancito che si poteva uccidere lui e la sua famiglia.


Queste due storie apparentemente sembrano simili. Lo sono per loro, per i protagonisti, per la loro sofferenza. Lo sono per la superficialità con la quale la società “evoluta” uccide i suoi simili, gli esseri più indifesi quali sono i bambini nascondendosi poi il dito.

Ma portano con se una grande differenza. L’atteggiamento di tutti quei pacifisti che nel 1991 esposero la  bandiera arcobaleno e fecero cortei della pace per Abdul Lateef mentre sabato per Amir, suo fratello Akran e per i loro genitori hanno fatto finta di nulla, si sono girati dall’altra parte ignorando la tragedia.

Dove siete popolo dei social network, voi che per una cazzata qualsiasi postate loghi, citazioni, barzellette contro questo o quello? Dove siete voi che non appena il vostro “padrone” vi indica la strada siete pronti a fare crociate umanitarie, a sospendere i vostri lavori i vostri interessi per unirvi alla lotta di classe? Dove siete adesso popolo democratico che tanta sensibilità avete per qualsiasi tema chic e raffinato? Dove siete? Dove cazzo siete? Perché non avete difeso Amir e suo fratello Akran e soprattutto perchè avete fatto finta di difendere Ablul Lateef mentre invece non ve ne fregava nulla di lui della sua vita e della sua bicicletta.

Popolo democraticamente libero, mi fai schifo!

Art. 11 della Costituzione italiana

L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Con profondo dispresso

Claudio Agazzi

Risposta di Gigi Cavalli 22:15 - 28/03/11

In effetti è da qualche giorno che in qualche programma TV se ne parla. Poco, ma qualcuno che lo fa notare c’è, proprio come Claudio. 
Probabilmente la sinistra di oggi ritiene che il consenso alla guerra affermato da Obama si cosa buona e giusta, come se i morti appartenessero al giusto scopo o ad un torto inammissibile.
È probabile che con la scomparsa di Bush siano sparite anche le bandire arcobaleno della pace, i cortei dei pacifisti che sventolano cappi e bruciano bandiere americane. A dir la verità in Iraq il pretesto progettato dagli USA c’era stato eccome. 
Non difendo nessuna guerra, dobbiamo solo impedire che Gheddafi completi la sua missione di morte e che riconquisti il potere, ma essere altrettanto vigili nello stabilire che questa guerra non si trasformi poi in un lungo periodo di combattimenti (Iraq e Afganistan insegnano). È già abbastanza chiaro che le vere ragioni di questo intervento in Libia sia caratterizzato da giochi di potere, vedi Francia, e un po’ meno dall’aspetto umanitario.
Senza poi dimenticare dov’era l’ONU (e il mondo) nella guerra civile in Ruanda, ovvero uno dei più sanguinosi episodi di genocidio del XX secolo. I milioni di morti e gli altrettanti mutilati sono l’esempio incontrastato dell’ingiustizia umana.
Sul piano umano c'è forse differenza tra l'Iraq, la Libia, il Kossovo, il Ruanda o il Darfur?

 
Risposta di Claudio Agazzi 21:36 - 31/03/11

Grazie Gigi per la considerazione.

Sono temi "apparentemente" difficili.

Se io posto su Facebook che l governo ha fatto bene a fare una cosa ho come minimo una ventina di amici che mi bastonano, chi ironicamente, chi più seriamente.

Se io racconto di due bambini uccisi dalle bombe di aerei partiti magari dalle nostre basi nessuno si interessa, tanto come hai scritto tu per il nucleare... sono lontani.

Peccato che le menti siano qui con noi, così vicine. Le menti di chi fa la guerra e le menti degli struzzi che vedono quello che vogliono vedere.

Proprio oggi sulla Gazzetta di Parma c'era un pezzo di un fotografo che è stato in Libia in questi giorni. Lui li ha visti i corpi dei civili ammazzati dai bombardamenti degli "amici", addirittura per una volta gridava d'essere italiano perché almeno i nostri aerei non sganciavano bombe... ma gli altri? E le nostre basi messe a disposizione.

Ma vero... dimentico sempre che quei bambini sono lontani, hanno la pelle scura, puzzano, chi se ne frega.

Trisetemente

Claudio Agazzi

Risposta di Marco Biasotti 22:18 - 31/03/11

Non volevo (e non potrei) entrare in questa discussione, .......ma........

e se i 1000 ipotetici bambini uccisi dagli aerei occidentali servissero a salvare 100.000 bambini che altrimenti sarebbero uccisi dai pretoriani di Gheddafi???????

Mi rendo conto che è una affermazione ripugnante........ma????

Boh.  

Risposta di Claudio Agazzi 23:04 - 31/03/11

Se Marco, se.....

I fondamentali. Mancano quelli. L'ONU se volesse, gli stati "civili" se volessero potrebbero costringere qualsiasi paese a cambiare qualsiasi tipo di dittatura o governo, con la diplomazia, con la forza del denaro, degli embarghi veri non quelli finti, con l'isolamento totale del paese.

Con la Libia abbiamo fatto affari noi come la Francia come altri stati. Abbiamo cibato il leone che sbranava i cerbiatti e poi adesso diciamo che il leone FORSE uccide dei cerbiatti e allora i cerbiatti li UCCIDIAMO noi per far paura al leone?!

Per me è sempre IPOCRISIA. La realtà è che così i forti misurano la loro forza, i mercanti fanno i loro mercati, i giornalisti vendono i loro giornali e intanto i bambini muoiono per delle bombe giustificate dai SE e noi siamo tranquilli perché forse la guerra è giusta.

Riscrivo qui. Si tratta solo di leggere. Non serve interpretare.

L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Intanto se mi puio aiutare a trovare qualche pacifista con la bandiera arcobaleno... sono diventati rarissimi e conoscerne uno è emozionante.

Ciao

Claudio Agazzi

Risposta di anonimo 14:24 - 11/04/11

visito questo forum per altri motivi, non sono neanche della valle (ancora), ma questa volta devo proprio scrivere per regalarti l'emozione di conoscere l'ultima pacifista pirla, che la bandiera non ce l'ha più perchè una giornata di vento se l'è portata via e si sta domandando se deve comprarsene un'altra, e che personalmente non ha mai creduto alla supposta rivoluzione libica e tutto il resto....

grazie, perchè leggere che non sono del tutto sola mi rincuora.

(metto anonimo perchè sono di una discrezione quasi maniacale, non ho neanche il nome sul citofono...)

 

 
Risposta di Claudio Agazzi 19:19 - 11/04/11

Grazie a te.

Evidentemente siamo in tanti "soli" con questo pensiero e con questa voglia di dirlo... A volte questi "soli" non hanno la forza di dirlo. Tu l'hai avuta e ti ringrazio.

Se posso permettermi... La bandiera non serve. Altrimenti saresti una "pacifista" come gli altri: finti.

Claudio Agazzi

Risposta di anonimo 21:59 - 11/04/11

a suo tempo, quando l'ho messa, per me è stato uno sforzo immane... uno che non mette il nome sul citofono, mettere una bandiera alla finestra... non ti so dire quanto mi è costato.... mah

 
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