Ricevo e pubblico il comunicato stampa ricevuto dal Prof. Rodolfo Marchini

LE RAGIONI POLITICO-AMMINISTRATIVE DI LUNEZIA

L’aggregazione in una nuova regione padano-lunense di otto territori provinciali (La Spezia, Massa Carrara, Garfagnana di Lucca, Piacenza, Parma, Reggio  Emilia, parte di Cremona, Mantova), appartenenti alle  quattro regioni di Liguria, Toscana, Emilia Romagna e Lombardia, è stata posta per molteplici ragioni di carattere storico-culturale, economico ed ambientale, ma oggi ci sembrano piuttosto prevalenti quelle di ordine politico-amministrativo.

Infatti i  cittadini che vivono in questo territorio avvertono tutti, chi più chi meno, una marcata lontananza dai rispettivi governi regionali e segnalano con insistenza il loro stato di trascuratezza da parte delle nuove capitali metropolitane di Genova, Firenze, Bologna e Milano.

Indipendentemente dal loro colore politico (sarebbe sbagliato fare di questo argomento una strumentalizzazione politica), la condizione di emarginazione amministrativa sentita nei  territori padano-lunensi  è fortemente accentuata, poichè le forze economico-sociali delle quattro città metropolitane fanno sempre la parte del leone.

Per fare alcuni esempi eclatanti, è doveroso ricordare che il raddoppio della ferrovia Pontremolese è nell’agenda politica da circa trent’anni, ma non si riesce a vederne lo sbocco finale. Altrettanto dicasi del raccordo autostradale tra Autocisa e Autobrennero. E parliamo di infrastrutture strategiche per i traffici non solo nazionali, ma anche internazionali. Potremmo continuare con l’esempio del sistema portuale del Mar Ligure nel quale la realtà di La Spezia non ottiene adeguata attenzione dalla regione Liguria. Oppure parlare dell’organizzazione della rete ospedaliera che mortifica le aspettative delle realtà di montagna di questa’area, come Pontremoli o Borgotaro, Castelnovo Monti o Bobbio. E poi, che dire dei finanziamenti per il turismo di questi territori e per il loro sviluppo e il loro marketing? Parma, inoltre, sente continuamente insidiata da Bologna la sua centralità di food valley (vedi il caso di Pasta Trend versus Cibus-Parma).

E in effetti, ogni giorno, assistiamo a continue prese di posizione contro la regione Emilia Romagna da parte del comune di Parma e dei politici locali: ora è il caso del PTR che penalizza Parma, oppure della Fiera, o dell’Aeroporto di Parma. Di alcuni giorni fa sono le rimostranze di due consiglieri regionali che lamentavano l’insensibilità della regione per le celebrazioni del Festival Verdi  e per i finanziamenti delle politiche turistiche (il 13% a favore delle due province di Parma e Piacenza, a fronte del 40% a favore delle tre province di Forlì, Ravenna e Rimini). Ma l’elenco del cahier des doléances potrebbe continuare a lungo.

Da tempo le nuove città metropolitane, capitali regionali, espressione di un nuovo potere centralizzato, fagocitano le risorse e non distribuiscono i servizi in modo equo ed efficiente. Oggi, poi, una "capitale" regionale non dovrebbe essere vista come un centro di potere, ma di "servizi e competenze". Infatti nel progetto proposto dalla nostra Associazione culturale Regione Lunezia, ogni città diventerebbe un pezzetto di capitale con competenze proprie e capace di relazionarsi, completarsi e compensarsi con le altre, esaltando le eccellenze di ciascuna e portando vantaggi a tutte. La conformazione stessa del Territorio padano-lunense, indicato in premessa, costituito da città di medio-piccole  dimensioni e baricentrico rispetto alle attuali grandi aree metropolitane del Nord Italia, faciliterebbe la realizzazione di questo progetto, consentendo di sfruttare al meglio i benefici di un innovativo e sinergico sistema di organizzazione territoriale-amministrativa. Si tratta peraltro di una moderna ed europea concezione di governo, dal momento che nell’UE esiste sì una capitale amministrativa a Bruxelles, ma c’è un Parlamento a Strasburgo e ci sono una serie di Authority diffuse nel contesto europeo (tra cui quella Alimentare a Parma).

Del resto ci sembra che andassero nella direzione di un nuovo assetto regionale da noi auspicato, alcune interessanti iniziative delle amministrazioni locali. Innanzitutto il progetto di geocomunità tra Pr, Vr, Sp, Mn e Cr, avanzato dal Sindaco di Parma, Pietro Vignali, circa due anni fa, oppure il progetto Shuttle, nel settore dei trasporti, sottoscritto fra le Province di  Parma e La Spezia, il Cepim di Parma e l’Autorità portuale di La Spezia già nel dicembre 2006. Certamente siamo ancora davanti ad una cauta prudenza politico-istituzionale, ma alcuni giorni fa il Presidente della Provincia di La Spezia, Marino Fiasella, dopo aver partecipato a un nostro incontro, si è dichiarato sulla stampa a favore di una nuova aggregazione regionale, come potrebbe essere Lunezia. Allora, se il dibattito sull’abolizione o riduzione delle Province non sarà la solita “aria fritta”, nella revisione degli assetti provinciali dovrebbe entrare inevitabilmente in gioco anche un nuovo riassetto delle regioni. Dunque, per tutti i sostenitori di una nuova regione padano-lunense, detta oggi Lunezia, distesa tra il Po e il mar Ligure e attraversata dal corridoio Tirreno-Brennero, potrebbero profilarsi tempi migliori.

Rodolfo Marchini, Pres. Associazione Culturale Lunezia

Risposta di Gigi Cavalli 18:20 - 16/08/11

Ricevo e pubblico il comunicato stampa dell'Associazione Lunezia.

A PROPOSITO DELLA RIDUZIONE DELLE PROVINCE

Dopo che il governo ha emanato il decreto contenente i criteri per ridurre le province, sentiamo la necessità, come Associazione culturale Regione Lunezia, di inserirci nel dibattito degli assetti istituzionali e territoriali con le seguenti osservazioni.

1.       Il riassetto delle province riapre il tema di un n uovo assetto regionale. Infatti, per quanto riguarda il territorio afferente ad una regione padano-lunense, da noi auspicata, la provincia di La Spezia, per esempio, non gradisce di sottostare a Genova, in una stessa provincia. Così si sente dire che per Piacenza sarebbe meglio aggregarsi a Cremona o Lodi, piuttosto che subire il primato di Parma in una nuova riproposizione del Ducato Parma-Piacenza. Parma, del resto, aspira da molto ad un vero e proprio riscatto dalla centralità di Bologna (vedi il progetto di geocomunità lanciato da Parma che comprende La Spezia, Mantova, Reggio Emilia, Cremona e Verona). Quindi per tutte queste realtà andrebbe molto meglio una nuova regione dal Po al mare Ligure-Tirreno, piuttosto che i riassetti forzosi, ope legis.

2.       Di fronte a queste fortissime problematiche territoriali, che valgono per queste zone, ma che senz’altro sono riproponibili in ogni angolo d’Italia, sarebbe segno di grave miopia politica fermarsi alla sola riduzione di qualche provincia (tra l’altro per una pura emergenza economico-finanziaria, anziché per una fondata analisi geopolitica!), per unirla, magari a un’altra, dalla quale nel tempo aveva sentito il bisogno di staccarsi. Oppure vincolare per forza una provincia ad un territorio regionale, quando essa, per fondati motivi di ordine economico, storico e culturale, aspira verso altre soluzioni più vantaggiose per la propria comunità.

3.       E’ proprio il caso di tutti i territori della Regione Emilia Lunense, già approvata in sede Costituente nel 1946, ma poi sospesa, in attesa di maggiori approfondimenti. I quali non arrivarono nemmeno nello status quo in cui furono istituite le autonomie regionali nel ’70. Ora, però, è il momento di passare ad una rivisitazione complessiva per formare regioni di valenza europea. E quella che noi riproponiamo la è sia sotto l’aspetto territoriale che amministrativo (oltre che storico e culturale). Come territorio è collocato nel corridoio europeo Tirreno-Brennero ed è complessivamente baricentrico rispetto a Milano e alle nuove metropoli di Genova, Firenze, Bologna. Come amministrazione sarebbe formata da città medio- piccole, ognuna delle quali potrebbe giocare il ruolo di un pezzo di Capitale, esattamente come è il sistema europeo delle Authority e della distribuzione territoriale delle competenze e delle funzioni (Bruxelles, Strasburgo, Aja, Francoforte).

4.       Abbiamo, in questi giorni, sentito la voce del Presidente Formigoni e del ministro Rotondi, insieme ad altri, che si sono espressi autorevolmente a favore di regioni a valenza europea. Anche alcuni Presidenti di Provincia e Sindaci hanno condiviso questa idea. Noi ci batteremo per far riaprire il caso della Regione Emiliana Lunense, sostenuta a suo tempo da eminenti e grandi uomini politici, come Micheli, Sforza, Formentini, Gotelli, Giuliani e altri. E siamo persuasi che le buone ragioni di valenza europea siano tutte dalla nostra parte.

Rodolfo Marchini, Presidente dell’Associazione Regione Lunezia

Risposta di Augusto 21:41 - 18/08/11

Sinceramente non vedo grossi benefici nella creazione di una nuova regione, in questo periodo di vacche magre dove sono in forse molti enti inutili come provincie, comunità montane, e dove sarà necessario accorpare comuni inutili come quello di compiano albareto e tornolo........ parlare della creazione di una nuova regione mi sembra assurdo.

Da un punto di vista economico sarebbe una spesa in più ... e da un punto di vista socio politico non credo abbiano molto in comune un'abitante di mantova con uno di la spezia ...

Sinceramente io mi sento un emiliano romagnolo non un luneziano ...

 
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