Quando si piange? E quando le lacrime sono giuste?
Solitamente si piange in quelle situazioni in cui i dolore e l'ingiustizia hanno il sopravvento, quando gli eventi mostrano una crudezza tale che è non solo normale ma necessario e liberatorio piangere.
Si piange ad un funerale di un amico prematuramente scomparso, piange colui che vede il proprio posto di lavoro annichilirsi non per colpa propria ma per interessi che passano ben sopra la sua volontà, che si trova in cassa a 50 o 55 anni, che pensa con angoscia al fututo che l'attende.

Quindi la lacrima è normale quando la situazione, il problema, è "più grande di noi", invece in Italia, abbiamo un ministro che piange parlando delle misure finanziarie.

Dunque, se piange perchè ritiene la cosa ingiusta, che piange a fare? Doveva provvedere affinché la manovra fosse giusta, l'insegnante che boccia il ragazzino non piange, azzo non hai fatto na sega tutto l'anno adesso lo ripeti, e neppure il ragazzino ha diritto di piangere per lo stesso motivo di cui sopra, e se lo fa si becca pure del pirla.

La Fornero piange. Ci spieghi il perchè. Ci dica cosa vede di ingiusto, e se ci sono ingiustizie perchè ci sono, perchè le ha lasciate?

Adesso a commentare che la lacrima del ministro dimostra sensibilità per la situazione, io rispondo : "'sta ceppa di ca@@o", ma stiamo scherzando? Sta banda di banchieri professori luminari dell'economia la mettono nelle terga ai poveretti e piangono pure, e c'è chi solidarizza?

Mai come adesso il detto napoletano "chiagn’e fotte", è stato più calzante.

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